27 dicembre 2013

Il corso che ti aiuta a fondare la tua startup (InnovActionLab)

Vuoi sapere chi ha scritto questo articolo?

article image

Ciao Gianluca, cosa studi e di cosa ti occupi?

Ciao, ho 24 anni e sono prossimo al conseguimento della laurea magistrale in Economia & Management, indirizzo Marketing, presso l’Università degli studi di  Roma Tre. Dieci mesi fa, nel Marzo 2013, mi candidai per partecipare ad InnovActionLab Lazio 2013, “il corso” che fornisce gli strumenti per formare una startup. La durata del percorso andava da aprile a giugno 2013. La procedura per applicare prevedeva l’invio della candidatura attraverso due documenti: il proprio C.V. ed una lettera motivazionale. Inoltre il corso prometteva di fornire una forte esperienza di vita ed imprenditoriale esattamente a costo zero.

A chi si rivolge il contest?

Questo è uno dei molti aspetti interessanti e caratterizzanti di InnovAction Lab: si rivolge a tutte le persone che si vogliono mettere in gioco, non conta il background accademico o educativo e tantomeno l’età degli aspiranti Alumni.

Com’è struttarato il contest e come si svolge in concreto?

InnovAction Lab nasce dalla considerazione che per creare una startup che sappia risolvere un problema sentito, creando o sfruttando un’opportunità di business, ci sia bisogno di team dalle competenze multidisciplinari. L’obiettivo formativo è rendere i suoi Alumni capaci di presentare un’idea imprenditoriale innovativa ad investitori professionisti attraverso business pitch della durata massima di 7 minuti. Questa era la grande opportunità che si sarebbe presentata ai team finalisti: convincere una platea di investitori per professione che la propria idea di business era vincente. Per quanto riguarda l’approccio formativo proposto da InnovAction Lab, questo è del tutto originale. Agli alumni vengono presentati dei problemi tipici di chi fonda una startup (dalla costituzione del team, obbligatoriamente multidisciplinare, alla presentazione della propria  idea di business ad investitori professioniali) senza dare alcuna indicazione su come tali problemi vadano risolti.

Sono volutamente esclusi testi, riviste ed indicazioni di best practice da seguire. Ogni team è lasciato alla sua tenacia e alla sua capacità di problem solving. Una volta avvenuta l’accettazione della candidatura, si parte. La prima giornata di conoscenza con gli altri Alumni svela subito il concetto di team dietro ad InnovAction Lab attraverso la metafora del Rugby, sport di squadra per eccellenza. Seguono i 15 giorni che si riveleranno più importanti per tutto il tragitto: quelli per la formazione dei team. Le regole per formarli, in accordo con il presupposto del corso stesso, sono rigide: c’è bisogno di persone con background accademici ed educativi diversi. Il “team perfetto” è formato da uno o due economisti (ovviamente se uno è lato marketing, l’altro è meglio che sia lato finance), uno o due ingegneri (quello informatico, per ovvie ragioni, è “oro”) e un designer: in tutto devono essere formati da massimo 4 persone. Ma non basta, perché anche l’università di provenienza dev’essere diversa, o meglio, non possono essere in team più di 2 persone provenienti dallo stesso ateneo.

Composti i team, le regole per la cui formazione possono variare solo leggermente di anno in anno, deve essere presentata una prima descrizione dell’ idea di business in base alla quale vengono assegnati un mentor (una persona con esperienza nell’ambito di startup internazionali) ed un comentor (un ex alumno InnLab) ad ogni gruppo. Nel frattempo si comincia con lezioni frontali e webinar. Le lezioni frontali, tutte ad opera di Augusto Coppola, si svolsero in varie sedi universitarie romane: Luiss, Roma Tre, La Sapienza e Tor Vergata. Mentre Augusto forniva i principi della “Lean StartUp”, la cosiddetta organizzazione snella, che agisce secondo un approccio votato all’agilità e al miglioramento continuo, i team si scervellano per trovare o affinare una soluzione di business innovativa. Terminate lezioni e webinar, anche questi tenuti da persone iper-preparate nei loro rispettivi campi e con esperienza internazionale da “startuppari”, si passa alle due prove intermedie di pitch.

Queste si svolsero a Maggio, a distanza di 15 giorni l’una dall’altra. Sono praticamente le selezioni per andare in finale (questo è il lato competitivo che spinge i team a migliorarsi continuamente). Ciascun team presenta la sua idea di business e tutti gli altri (alumni e organizzatori) forniscono feedback. Le critiche possono essere anche molto aspre, ma tutto serve per crescere. Dopo la seconda sessione di pitch, i coordinartori (cioè Roberto Magnifico, Augusto Coppola, Paolo Merialdo e Carlo Alberto Pratesi, questi ultimi tre sono anche gli ideatori di InnovAction Lab), insieme ad altri esperti, compiono la selezione dei team finalisti che potranno presentare la loro idea di business nella finalissima di giugno. Questo è stato un’evento da far tremare i polsi: si è svolto al Palazzo dei Congressi di Roma ed erano presenti circa 1000 persone, di cui molti tra gli investitori più importanti presenti nel panorama nazionale.

Perchè hai deciso di partecipare al contest? Ci sono premi in palio?

Ricordo molto bene il momento in cui decisi di partecipare. Augusto Coppola venne a presentare nella mia facoltà di Economia “Federico Caffè” cosa fosse InnovAction Lab. Ne avevo già sentito parlare positivamente, anche perché uno degli ideatori del percorso, Carlo Alberto Pratesi, è un professore della mia università con cui ho seguito diversi corsi. Quel giorno però, vedendo la “passione feroce” che animava le parole di Augusto, decisi che lasciarsi scappare un’occasione del genere sarebbe stata una pazzia. Vedere per credere: se avete un’ora da impiegare, vi consiglio di guardare la sua presentazione all’Università Luiss di Roma.

Così, convinto dalla presentazione di Augusto, decisi di inviare la mia candidatura, nonostante sapessi che nel periodo interessato, tra aprile e giugno 2013, avrei comunque dovuto sostenere gli ultimi esami della mia carriera accademica. Inoltre i numeri raggiunti nelle sole tre precedenti edizioni lasciavano poco spazio all’interpretazione. Più di 300 Alumni, finanziamenti erogati in oltre 25 startup, raccolti oltre 4 milioni di euro, 120 nuovi posti di lavoro creati, 70 nuovi imprenditori, 0 costi per la comunità. E tutto ciò in un momento di crisi economica e lavorativa come quello che stavamo e stiamo attraversando.

Per quanto riguarda i premi in palio per i primi 3 team classificati della mia edizione consistevano in viaggi in due dei migliori ecosistemi per startup al mondo: Israele (per i secondi e terzi team classificati) e Singapore (per i primi), erano le mete premio dell’edizione a cui ho partecipato. Ma i veri premi in palio sono molto più significativi: con tanto sudore, impegno ed un po’ di fortuna puoi costruirti il futuro lavorativo con le tue stesse mani, cosa, come detto, già successa a vari ragazzi founder di startup uscite dalle precedenti edizioni di InnovAction Lab.

Qual è stato il valore aggiunto di quest’esperienza e quali abilità hai migliorato?

Il valore aggiunto di InnovActionLab è sicuramente legato alla sua atipicità, intesa come totale indipendenza dei team nello svolgimento delle consegne e nella totale assenza di quel mondo formale che incontri nell’Università e nel lavoro. Ma anche la collaborazione con persone esperte nel settore dell’imprenditorialità a livello internazionale. E tutto questo a costo zero poiché i costi sono interamente coperti dagli sponsor, particolare questo non trascurabile. Tra le abilità più sollecitate ci sono le capacità di networking (soprattutto nella prima fase di formazione dei team si rivela aspetto critico), di lavoro di gruppo e di problem solving.

Quali difficoltà hai incontrato e come hai cercato di superarle?

Le difficoltà incontrate sono davvero molte e diverse tra loro. Capire con quali persone puoi comporre un buon team (e una volta composto come non farlo “implodere”), quale problema risolvere, con che modello di business, con quali partner potenziali parlare e quanto approfondire i discorsi durante la fase di sviluppo dell’idea, come presentare l’idea stessa nel business pitch: solo per citare quelle che mi vengono in mente per prime. I modi di superare queste difficoltà, come direbbe Augusto, sono tre: la prima è il team, la seconda è il team e la terza è ancora il team.

Quali erano le tue ambizioni prima di questo contest e quali sono adesso?

L’ambizione massima ovviamente era rendere concreto questa opportunità di riuscire a crearmi un futuro lavorativo con le mie mani e non l’ho accantonata. Il mio team e la nostra idea di business non arrivarono in finale e non nacque alcuna startup, ma gli obiettivi di apprendimento su come creare un’idea di business, fondare una startup e affrontare i relativi problemi, temi sui quali ero del tutto ignorante prima di parteciparvi, sono stati raggiunti. Non vorrei far passare che la partecipazione abiliti ad essere una specie di genio dell’imprenditorialità innovativa, ma sicuramente, almeno per la mia esperienza, fornisce strumenti e conoscenze umane stimolanti che sono il presupposto per comprendere, e potenzialmente svolgere un ruolo attivo, nell’ecosistema delle startup. Inoltre ti aiuta a sviluppare capacità concrete legate al problem solving e al lavoro di gruppo, che sono sempre più richieste dall’attuale mondo del lavoro.

Queste capacità dovrebbero essere considerate un valore aggiunto per chi si affaccia sul mondo del lavoro, soprattutto alla luce del fatto che difficilmente si può avere accesso ad esperienze accademiche che le migliorino, vista la latitanza degli aspetti pratici nel sistema formativo universitario italiano. Ora il mio obiettivo più immediato è laurearmi e chiudere la mia carriera accademica, in futuro vorrei fare esperienza nelle startup perché, da quello che ho potuto vedere con i miei occhi, sono realtà che, secondo un approccio “Learning by doing”, permettono un’ ottima formazione pratica del personale che vi lavora. Penso che questa sia quel tipo di formazione complementare alla tanta, forse troppa, teoria del sistema universitario italiano. InnovAction Lab crea valore nel presente e speranza nel futuro. Per fortuna “il fenomeno” si sta allargando e nel 2014 nasceranno interessanti nuove iniziative, le basi operative certe saranno Milano e Roma e con tutta probabilità ci sarà anche un edizione in Sardegna. In ultima analisi InnovActionLab è stata un’esperienza davvero bella e stimolante, la consiglio a tutti.

Ti potrebbe interessare anche:

Commenti

oppure