18 aprile 2013

Giurisprudenza (Università Cattolica)

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Introduzione

L’Università Cattolica nacque nel 1921 per volontà di Giuseppe Toniolo e padre Agostino Gemelli e formalmente riconosciuta come ateneo nel 1924 con l’istituzione di due facoltà, Lettere e Giurisprudenza.

La facoltà di Giurisprudenza può vantare una lunga tradizione, questo si riflette ovviamente nell’insegnamento del diritto, caratterizzato da un approccio più “conservatore”, ovvero indirizzato all’esercizio delle professioni giuridiche “classiche” (quali avvocato, notaio e magistrato). Il ciclo unico quinquennale si articola in un triennio comune ai vari indirizzi e un biennio ad indirizzo specialistico; la scelta dell’indirizzo avviene al IV anno di corso e lo studente potrà decidere in base agli indirizzi proposti che sono: forense, amministrativo, internazionale, d’impresa e penalistico-criminologico.

Il calendario accademico 

L’anno accademico inizia a metà ottobre e prevede un sistema annuale così organizzato:

  • Lezioni: da ottobre a maggio; le lezioni sono sospese nei giorni festivi ordinari e per una lunga pausa Natalizia da dicembre a marzo.
  • Sessioni di esame: 1° sessione estiva (fine maggio al primo anno, giugno e luglio negli altri anni), 2° sessione autunnale (settembre, ottobre, eventualmente novembre c.d. postappello, concessione molto rara di alcuni docenti), 3° sessione invernale (gennaio e febbraio).
    Al momento la sessione di aprile è sospesa, ma siamo in attesa del suo ripristino.

Non è obbligatoria la frequenza, alcuni professori agevolano i frequentanti, prendono le firme oppure semplicemente si ricordano di te. Sta quindi allo studente decidere se frequentare o meno: molti professori sono grandi maestri del diritto, il loro C.V. e impegno sociale degni di nota; molte materie sono complesse e tecniche e frequentando le lezioni si può capire meglio come affrontarne lo studio, oltre ad accrescere la propria cultura e il proprio bagaglio di nozioni giuridiche.

Inoltre alcuni professori assegnano programmi diversi per studenti frequentanti e non frequentanti; tale distinzione può spaziare dalla scelta del manuale, alla tipologia di esame o ancora allo stesso programma (in alcuni casi ridotto – ad es. la sostituzione del manuale con il programma delle lezioni – e in altri esteso – ed es. materiale extracurricolare o lo studio di sentenze o le c.d. “esercitazioni”). In ogni caso programmi e metodi di valutazione sono esposti nelle pagine personali dei docenti (clicca qui per approfondire direttamente nel sito dell’Università Cattolica) e queste informazioni vengono spesso chiarite dagli stessi professori durante le prime lezioni.

Oltre alle lezioni l’Università ogni anno attiva numerosi seminari, alcuni già dal primo (ad es. un seminario di Common Law integrativo di Storia del diritto medievale e moderno) e dal secondo anno (un corso di moot trials e la possibilità di visitare un carcere rivolto a chi frequenta Diritto penale I); la maggior parte si affrontano solitamente durante il biennio di indirizzo (es. Diritto penitenziario).

Esami e metodi di valutazione

Di norma e regola gli appelli seguono il calendario accademico e la prova d’esame è orale.

Il primo anno si cerca, invero, di non scoraggiare troppo le matricole e vengono concessi (naturalmente non da tutti i professori) dei parziali (anche questi orali – ad eccezione di Economia politica – e dall’anno scorso anche il fatidico e temuto Diritto Privato può essere sostenuto in due parti) e dei preappelli per meglio organizzare lo studio.

Negli anni successivi si affrontano principalmente esami con programma integrale e durante le sessioni ufficiali; esami non ufficiali e parziali sopravvivono, ma concederli o meno è ad esclusiva discrezionalità dei professori.

Il secondo anno è il c.d. “di sbarramento”: prevede le materie fondamentali che in altre università vengono affrontate (o se preferite “spalmate”) in vari anni [per il piano di studi del corso di laurea in Giurisprudenza dell’Università Cattolica clicca qui]

Più si avanza nel corso più i professori pretendono una buona conoscenza delle norme e dei codici, gli esami impegnativi aumentano e i manuali diventano sempre più voluminosi. Come diceva Callimaco “Μέγα βιβλίον, μέγα κακόν” ovvero “grande libro, grande male”, certi manuali ti sembreranno insormontabili, ma basta organizzarsi e non disperare.

Ulteriore peculiarità dell’Università Cattolica sono i tre esami di Teologia e un corso in forma seminariale. Ogni anno lo studente ha la possibilità di scegliere il proprio docente in merito al corso di teologia. Al primo anno ci si occupa dell’introduzione alla Teologia e questioni di Teologia fondamentale, al secondo anno si passa allo studio delle Questioni di Teologia speculativa e dogmatica, mentre al terzo anno si passa ad uno studio della Teologia pratica, affrontando il grande tema della Bioetica, confrontando la posizione della Chiesa con quello dello Stato su importanti temi come l’aborto, l’eutanasia, la dichiarazione anticipata di trattamento o testamento biologico, la clonazione e così via. Al IV anno è stabilito un corso seminariale, in cui ci si occupa delle riflessioni sui fondamenti dell’esperienza giuridica; i rapporti tra giustizia, diritto e legge in prospettiva storica, la giustizia naturale e la giustizia legale ed i diritti umani fondamentali.

Pro esami annuali

Questo sistema agevola la frequenza ai corsi, le materie vengono affrontate in maniera completa ed approfondita. Sicuramente scegliendo una delle professioni e dovendo preparare il concorso le basi non mancheranno: nel piano di studio sono previste come obbligatorie tutte le materie richieste ai concorsi ed avendo già affrontato uno studio intenso nei cinque anni dell’Università lo studente sarà in grado di tenersi aggiornato costantemente visto che lo studio del diritto è molto dinamico.

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Commenti

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ucscfeedback - 6/11/2013

mi permetto di dissociarmi. La mia esperienza (già conclusa per fortuna) è stata parecchio negativa e ho fornito un’analisi abbastanza dettagliata e profonda degli aspetti che meno si notano.
http://feedbackucsc.wordpress.com/2013/11/05/primo-ultimo-e-unico-articolo-sulla-mia-esperienza-in-ucsc/ è un blog in evoluzione, ma vorrei riportare quanto finora ho scritto su quest’università.

” Punti positivi:

-tra i pochi punti positivi che mi vengono in mente, il primo è il PRESTIGIO che questa facoltà in ITALIA ha. Ci tengo a sottolineare che è nel bel paese, perché all’estero pochi ne hanno sentito parlare e men che meno per la qualità.

Punti negativi:

Vorrei qui premettere in che direzione ritengo che un’università dovrebbe indirizzarsi e che caratteristiche dovrebbe avere. Come riferito dal lettore nel video di presentazione della facoltà, la società di oggi è molto complessa. Sotto molti punti di vista il panorama internazionale è sempre più complesso e richiede persone che siano sia uomini che professionisti. Dalla difficile situazione economica che attanaglia il nostro paese, alle minacce globali di guerriglia, alla concorrenza asiatica e non sempre più agguerrita, dalla lotta per i diritti umani, dal progresso tecnologico e dal cybercrimine, dai rischi che derivano dall’ambiente, dalla scelta di un adeguato sistema scolastico in Italia e nel mondo, dalla lotta alla corruzione: tutto ciò ci fa pensare che una volta fuori dall’università dovremmo avere gli strumenti e lo spirito per affrontare questo mondo così complesso. Una Università è oggigiorno un soggetto che a livello SOCIALE ha un’importanza fondamentale, in quando trasforma dei 19enni da poco patentati a professionisti che a 24 devono saper entrare in aziende, saper leggere bilanci, saper agire, essere spigliati e avere doti psicologiche non da poco. Serve gente che sia capace di far molte cose, a livello professionale, che sappia iniziare umilmente facendo la gavetta, ma soprattutto che ci tenga alla formazione, all’onestà, allo spirito di impegno e sacrificio, alla giustizia vera e propria e a molti altri valori e non si faccia influenzare da logiche di parte, da superstizioni, da impulsioni umane o debolezze. Chiaramente questa è una visione utopica, difficilmente sarebbe realizzabile ma quanti di voi hanno già vissuto in un paese scandinavo? quanti hanno visto in quei paesi che livello di efficienza e civiltà si è raggiunto? L’università di oggi ritengo debba prendere quella piega; credo che debba abbandonare favoritismi, parzialità, deve assumere la meritocrazia e la ricerca come criterio cardine. Senza questi, diventa solo un’inferno che produce menti che non apporteranno molto di buono alla società e che a loro volta non insegneranno alla generazioni successive questi valori.

-partiamo con il primo punto: ho difficoltà a comprendere il perché sia richiesto il certificato di battesimo (http://www.unicatt.it/Bando_norme_di_ammissione_LT_UC_2013_V6.pdf pag.7). Vero che alternativamente si stabilisce un colloquio, ma che senso ha dover subordinare l’ammissione di uno studente all’esibizione di tale documento? E se non si volesse esporre la propria religione? O il proprio agnosticismo? Trovo insensato che un ragazzo che voglia imparare il mestiere del giurista o dell’economista, debba passare questo Step. Non gravoso, chiaro, ma sintomo di un approccio non proprio imparziale. Connesso a ciò, ritengo più criticabile l’imposizione di 4 esami di teologia. Se uno non condividesse la religione cattolica, perchè dovrebbe rimangiarsi il proprio credo e svendersi per un esame? Per chi non li avesse ancora fatti, sappiate che non sono esami veri e propri, difficilmente vedrete gente che si schematizza i concetti o cerca approfondimenti/chiarimenti, ma se pensate che si passa per forza, Vi sbagliate di grosso. I professori sono vari, Alberto e Lia sono i più famosi e i bocciati esistono smepre e non per forza per scene mute. Ricordo che al mio appello di teologia 3 in Sant’Agnese un assistente bocciò moltissimi studenti alla prima domanda su quale fosse la penultima lettera dell’alfabeto greco. Non si tratta di letture semplici, ricordo pure un libro su un colloquio tra ratzinger e un filosofo tedesco. Non è come farsi una passeggiata, ci sarà chi non studia e va all’arrembaggio e anche chi si deve preparare qualche giorno magari interrompendo e pregiudicando un altro esame.

-costo: esistono borse di studio, ma come mai un’università paritaria richiede così tanti soldi? Vi sono 3 fasce di reddito, la più alta paga circa 7’000€ al mese e, cosa molto più grave, non esistono controlli sulle dichiarazioni nè possibiilità di segnalazione anonima di furbetti. Sappiate che in quest’univeristà c’è gente che dichiara 0 e ottiene anche ticket mensa; ovviamente gli altri onesti pagano anche per i furbi. Infine vorrei far notare come la differenza di prestigio non sia eccessiva tra la facoltà di giurisprudenza della cattolica e quella di padova, bologna o trento, non è un proprio abisso. Però la differenza di prezzo si sente eccome e il motivo non si capisce.

-un’altra nota dolente è il rapporto professori/studenti. Come saprete all’estero con il metodo bologna, il professore segue molto di più la classe, ci si conosce per nome, è possibile sapere la mail e skype del professore e ricevere risposta in tempi molto ristretti. In Cattolica, come anche in italia, il Professore è un dio intoccabile. Una parola sbagliata può pregiudicare un esame. Un vestito sbagliato può determinare una bocciatura. L’esame è orale , il che lo rende infinitamente INGIUSTO. A differenza delle università straniere, con l’esame orale un professore può chiedere domande facili a un candidato e domande impossibili a un altro. Può chiedere domande diverse tra candidati stessi il che favorisce quotidianamente che la gente che prova un esame all’arrembaggio possa passare un esame con domande relativamente facili mentre chi si è consumato sui libri possa vedersi bocciare per delle domande impossibili. Inoltre, sebbene si tratti di atti pubblici e andrebbero registrati, non è possibile chiedere di registrare audio né video un’interrogazione. Un professore ha la possibilità di bocciare uno studente per un vestito, per un accento, per un approccio sbagliato e non pensate che ciò non sia successo. Per chi non conoscesse i sistemi universitari stranieri, vorrei informare che in Spagna e in Francia ( ma facilmente anche in Portogallo, Grecia e Olanda) una volta che l’esame è stato corretto, si può rileggerlo e lo si può fotocopiare per vederne gli errori, in cattolica no. In Germania addirittura, il compito corretto va ridato allo studente che se lo terrà per sempre e il quale dovrà poi valutare la correzione del professore (!!), definendola di manica larga o troppo stretta e contribuendo al miglioramento dell’insegnamento. In non poche università e poi possibile adire a un tribunale interno all’università, presso il quale si può chiedere una seconda correzione di un determinato esame e rilevare un errore del professore e un conseguente aumento del voto. Ripeto che in questi sistemi, ogni studente ha le stesse domande, mentre in cattolica, oltre alla divergenza di difficoltà, si aggiunge il non potere contraddire il voto del professore. Facilmente capita che uno studente sia molto preparato ma venga bocciato dall’assistente; in tale paradossale situazione, se fosse andato da un altro assistente/professore avrebbe magari ottenuto un voto alto e la frustrazione è alta, soprattutto perché l’appello dopo sarà almeno 15 giorni dopo, giorni utilissimi per preparare un altro esame che si dovrà invece abbandonare. Personalmente ritengo che chi passa un esame in Cattolica non è per forza uno che ha studiato, ma uno che ha avuto sicuramente fortuna a non incontrare un professore/assistente maldisposto o prevenuto e che forse ha studiato. Vero è che non ci si laurea per caso, ma altrettanto vero è che chi passa un esame facilmente l’ha fatto superando difficoltà di carattere NON didattico.
PS con questo metodo di insegnamento così distaccato e freddo, come può un professore notare uno studente in particolare? Tradotto in atti pratici, come fa a conoscerlo a sufficienza per potergli scrivere una reference letter (elemento fondamentale per iscriversi a LLM o PhD)?

-l’atteggiamento da tenere all’interno del campus è veramente “cattolico”, non si possono vedere effusioni amorose, non ci si può sdraiare sul marmo del chiosco mentre si studia o si ripete, si sconsiglia di vestire infradito d’estate e NON si possono indossare shorts agli esami. Per chi avesse mai fatto un’esperienza all’estero, la differenza è evidente. Le tute da ginnastica degli studenti americani in università sono celebri e chiunque abbia studiato in un altro paese europeo, saprà benissimo che all’appello estivo si può andare in shorts e infradito. In Cattolica no.

-libretto e statino: in Cattolica occorre andare agli esami con questi due devices. Il primo è un mini libro di circa 10 pagine con tutti i voti fino ad allora ottenuti, nome e cognome e foto; il secondo è un mero documento amministrativo senza il quale non ci si può sedere all’esame. Si tratta di una peculiarità di questa università: occorre iscriversi online a un esame, stampare la conferma/statino e portarlo all’esame. Problemi: facilmente il professore può consultare il libretto durante un esame ed è già capitato che ci si basasse sul voto di un altro esame per giudicarne un altro. Ritengo che il badge sia un’ottima alternativa, seppur non utilizzata. Lo statino, invece, andrà compilato dal professore con voto e firma nostra, verrà lasciato al docente che poi lo porterà in segreteria. Non sarebbe forse sufficiente che il professore si portasse un foglio con tutti i candidati e affianco a ognuno si facesse firmare e scrivere il voto. Non pensate che della gente non abbia perso l’esame per aver dimenticato questo foglio di carta, nè che dopo molto studio sia impossibile essere bocciati perchè in un altro esame precedente si è andati male.

-Se pensate di studiare solo su “mattoni” state tranquilli, ci sono pure le dispense collage incomprensibili. Va detto che certi libri in cattolica sono veramente poco organici, scritti male; ricordo con molto fastidio il Luiso di procedura civile e alle oltre 20 righe senza punto per spiegare i concetti di dipendente e pregiudizievole. SENZA UN PUNTO. Altrettanto fastidio provo se ripenso alla dispensa di Commerciale 2, circa 700 pagine fotocopiate anche male da altri manuali. Dove manca un indice, dove mancano i numeri delle pagine, dove certe fotocopie sono fatte così male che si vede la “granella” o le pieghe sulla pagina originale. Scordatevi un filo logico o un testo chiaro. Scordatevi pure di poter opinare la dispensa da utilizzare, non solo è dura ottenere risposta dalle male, ma è proprio dura avere un’opinione. Si conferma quanto detto in anticipo che il professore è una divinità intoccabile e criticabile. E non sperate che gli studenti che diventeranno professori a loro volta cambieranno approccio per uno migliore.

-molto grave è l’impossibilità di fare ricerca. A parte il quarto piano dell’edificio giuridico non esistono database. Per i molti studenti della UCSC che non sappiano cosa sono, questi sono degli archivi online enormi consultabili da qualsiasi parte del mondo utilizzando unicamente la propria matricola e la propria password. Potete leggere sentenze, cercare articoli scientifici e dottrinali, parti di manuali, consultare informazioni su databse di Harvard, Oxford, Lexis Nexis e molto altro ancora. Se non abitate a Milano, se dovete scrivere una tesi e non potete andare nella biblioteca, dimenticatevi tutto. PS1 La bocconi ha tale possibilità di accesso. PS2 la biblioteca in cattolica chiude alle 7 p.m. e non ha copertura internet, mentre fuori dai nostri confini parecchie biblioteche fanno 19/24 e alcune addirittura 24/7. Infine mancano le mail degli studenti; quando il professore si assenta a una lezione o a un ricevimento non c’è modo di comunicare che con un annuncio sulla bacheca del proprio profilo. Ma devo ancora scoprire quello studente che ogni giorno consulta 3 volte i profili dei suoi professori per vedere se qualcuno è assente o ha comunicazioni importanti o urgenti da fare.

-relazioni internazionali: non si può dire che l’ufficio lavori male, anzi, ma non è neppure un ottimo servizio aggiuntivo. A parte pochi poster, le attività internazionali non sono sponsorizzate in Cattolica. Le università di scambio non sono eccellenti, ma dovrebbero esserlo eccome se la nostra fosse un ottimo ateneo che potesse stringere partnership con univerisità top. E invece si vede che c’è solo UNA destinazione in lingua inglese o al massimo 2, si vede che l’Olanda ha solo una università non eccellente, che paesi come la Svezia, l’Inghilterra, l’Irlanda e la Turchia non hanno assolutamente mete. Gli esami internazionalistici, economici e penalistici esistono e l’erasmus e altri programmi andrebbero incentivati. Inoltre va detto che la Cattolica non dà alcun finanziamento aggiuntivo per i propri studenti, mentre altre università come per esempio Bologna danno circa 70€ al mese in più, non una grandissima somma, ma simbolo di sostengo e soprattutto di un ateneo che crede al valore dell’interscambio culturale. Se poi al ritorno pensate di aver finito tutto, potreste avere brutte sorprese. In Cattolica non esiste una tabella di conversione e vi troverete in ballo di una sola persona che si occuperà di una conversione approssimativa senza possibilità di appellarsi. Il tutto prenderà tempo, ovviamente, e non poco e non pensate che parte degli studenti outgoing non siano stati penalizzati da ciò. Infine non pensate che la conversione sia solo una faccenda burocratica. Facilmente occorrerà fare integrazioni, il che comporta che un esame andrà fatto all’estero e poi rifatto parzialmente in Italia, allungando la tempistica. Il professore italiano può darvi anche 3/4 del programma italiano penalizzandovi e non potrete neppure appellarvi. Può capitare che l’integrazione avvenga per una differenza di un credito mancante su 9, quando per prassi generale si dovrebbe chiudere un occhio per non costituire un discutibile ritardo. I professori italiani, poi, non sempre sanno come trattare un italiano appena tornato e possono pure penalizzarlo. In questo caso non si potrebbero togliere più di 3/4 voti, né bocciare, né sindacare il voto dato all’estero, ma come detto precedentemente, il professore è una divinità e non gli si può criticare nulla, neppure l’abuso di potere. PS applicarsi al programma di studio all’estero non è più un servizio gratuito, adesso ha pure un prezzo: 25€ (http://ucscinternational.unicatt.it/ucsc-international-ucsc-exchange-network-iscriversi-al-programma). Ancora, poi, non si capisce perchè si utilizzino crediti CFU quando tutta Europa utilizza gli ECTS, il che complica le conversioni dato che il “tasso di cambio” non è ufficiale e va a discrezione del professore. Ma l’aspetto più triste è che dal punto di vista internazionale, la nostra Università ha una valutazione bassa (http://www.topuniversities.com/node/4175/ranking-details/world-university-rankings/2013). Gli studenti anglosassoni che vengono in scambio hanno spesso corsi ridicoli con voti altissimi, il contrario di noi studenti non internazionali che “sputiamo sangue” per un 25. Idem per gli Erasmus: posso confermarvi che quelli che ho visto agli esami studiavano dispense e rispondendo pressappoco alle domande basilari fatte passavano esami come fallimentare e procedura penale. L’idea che mi sono fatto è che, purtroppo, non ho avuto ancora modo di confutare, è che la nostra università, avendo un valore internazionale quasi nullo, non può attirare studenti anglosassoni che con corsi facili. Se fossimo ad Harvard, avremmo una reputazione tale per cui gli studenti, pur di venire da noi, farebbero i salti mortali. Chi passerebbe mesi o un anno di solo studio per un’università che internazionalmente non attira? Il rischio è di diventare un esamificio. PS: chi traduce in inglese il sito? Laurea quinquennale si chiama “master’s degree” non “long-cycle degree”.

-Per chi avesse domande, potete rivolgervi pur sempre in segreteria ma attenzione: la coda sarà lunga! Quel posto, seppur nuovo e bello non è modello di efficienza e potreste trovarvi a perdere tempo prezioso aspettando il vostro numerino. Ma tranquilli, la soluzione c’è: esiste un servizio telefonico per chi avesse domande urgenti. Sorprendentemente non ho sentito di altre università che offrissero tale servizio a pagamento, ma la cattolica lo fa e non poco. Non troverete il dettaglio sul sito dei contatti (http://www.unicatt.it/contatti) ma ha i prezzi di un numero 800. Se sperate poi che funzioni tutto il giorno e supporti oltre 39’000 studenti, vi sbagliate perché verso mezzogiorno chiude e dovrete tornare la mattina dopo. Esiste anche la mail per gli studenti, ma in qualsiasi periodo dell’anno occorre aspettare circa 2 giorni lavorativi per una risposta che non sempre è esauriente. Infine esistono le discordanze interne: ricordo quando un dipendente mi disse che non si poteva fare un cambio docente, un altro disse che occorreva una dichiarazione di entrambi e il terzo mi disse che se ci avessi provato, mi avrebbero cancellato l’esame.

-parlando sempre di mensa, riporto il mio dubbio dei primi anni: se si paga così tanto, sarà perché la mensa costa poco e faranno compensazione. Allora un pranzo veniva solo 3,5€ che giustificava una retta tanto salata. Inutile menzionare che dopo poco il prezzo è salito a 5€ per un pezzo di pizza con bevanda e 7/8€ per un pranzo più light. Il dubbio persiste: in cosa vanno i soldi delle rette?

-sessioni annuali: nota dolente, ma non la peggiore. Unica facoltà d’Italia ad averle annuali siamo noi. Si inizia a studiare 7 esami a settembre con tanto di lezioni e poi si danno 7 esami a Giugno/Luglio, dato che al Settembre dopo iniziano altri corsi. Non c’è da sorprendersi che la gente diventa fuoricorso e debba pagare rette più care per via di questo. I preappelli sono a discrezione dei professori e non se ne vedono tanti. Spesso poi, richiedono la frequenza, che pregiudica altri esami ancora. Credo, come molta altra gente, che le sessioni semestrali siano più adatte.
-parliamo delle prospettive: un dottore in cattolica che prospettive ha in Italia e all’estero? poche direi. Che competenze si possono offrire? Poche direi. A differenza di altre università straniere, nonostante un indirizzo specifico usciamo con competenze generali. Nepppure chi esce con indirizzo d’impresa può dire di avere solide basi in diritto fiscale, nè in proprietà intellettuale o in diritto della concorrenza o degli affari internazionali. In francia per esempio, gli ultimi due anni si dedicano a un diritto in particolare, in modo da poter formare uno studente che possa entrare in un’impresa con le conoscenze sufficienti. Soprattutto al giorno d’oggi dove il mercato chiede giuristi con formazione in diritto fiscale e proprietà intellettuale, com’è possibile che la Cattolica non offra questi corsi?

-career day: se pensate di scegliere la Cattolica perché potrebbe avere un buon network col mondo del lavoro, siete ancora in tempo per iscrivervi in Bocconi. Innanzitutto il servizio di stage placement è orientato all’italia e quelli all’estero richiedono il pagamento di un’application fee (http://ucscinternational.unicatt.it/ucsc-international-stage-a-vienna-presentazione)

-ennesimo problema: siamo troppi giuristi in Italia, perché si lascia che altra gente si iscriva a questa facoltà e rimanga poi disoccupata o diventi precaria o debba andarsene all’estero per trovare lavoro? non sarebbe meglio mettere un avviso ai candidati dicendo che siamo troppi (un po’ come i dottori)? Se avevate dubbi, spero che quest’informazione possa servirvi.

-lacuna didattica: manca la parte pratica degli esami! Non serve a molto imparare a memoria articoli da ripetere a un esame che si dimenticheranno poi, occorre mettere stage obbligatori o comunque convenienti, dare assignment settimanali sui quali poter valutare gli studenti. Con il metodo bologna si ottiene il 30% del voto di un esame da questi assignment, dati e corretti online. Spesso si vede poi utilizzata la “curva di gauss” strumento adottato da alcune università straniere per le quali emulando il celebre segmento, occorre statisticamente che un certo numero di studenti con voto approvato dagli assignment debba passare. Questo vuol dire che se il 10% degli studenti approva questi “compiti per casa” e ottiene il 30% del voto finale, il professore non può bocciare un intero appello a propria discrezione, ma deve rivalutare i propri voti e rialzarli di modo che almeno una determinata percentuale possa passare l’esame. Inutile menzionare i casi in cui certi docenti possono mettersi di traverso e bocciare un candidato dietro l’altro.

-inoltre, un’ulteriore considerazione: nell’anno 2010/2011 girava voce che fosse il secondo ateneo europeo più consigliato dagli studenti. Nella versione italiana della pagina di wikipedia tale riferimeo era sotto la voce ranking, adesso scomparsa, ma al 5 Novembre 2013 presente nella versione inglese. A scavare un po’ di più l’informazione, si scopre che questa informazione viene dal discorso del rettore Ornaghi nell’anno 2011/2012. A leggere il discorso di nota che lo studio proviene dal modesto International Student Barometer, sito non certo famoso per le statistiche degli atenei e che si occupa di surveys; si scopre addirittura che il campione era di 65 Università (http://www.cattolicanews.it/Ornaghi_dicscorsoaa2011_2012.pdf pag.12). Diciamo che non è il massimo citare questo sondaggio ma sarebbe meglio riferirsi a QS, THE o altre enti simili. Ma sembra che l’università non abbia un rapporto ottimo con i dati visto che altri dati risultano non eccessivamente chiari. Si dice per esempio che a distanza di un anno circa l’86,5% dei laureati lavora (http://milano.unicatt.it/corsi-di-laurea/giurisprudenza-statistiche-2013-2014). Non si sa quante persone sono state contattate e se si tratta di stage, di tirocinio non remunerato o di effettivo impiego determinato o indeterminato.

L’articolo non è finito ed è in constante aggiornamento con tutte le informazioni che mi vengono in mente. Spero che quest’articolo possa servire a valutare attentamente l’ipotesi di iscriversi a quest’ateneo. Questi e altri punti mi lasciano dubitare sul fatto che Giurisprudenza in Cattolica possa essere una valida scelta. “

gherardoliguori - 22/04/2013

Non è latino, quindi direi che va bene così. Per caso sei la stessa persona che ha commentato l’articolo di Martina in inglese? http://academicinsight.it/2012/09/09/martina-cassari-my-first-year-in-bocconi-2/

... - 22/04/2013

Contra, non contro…