30 novembre 2012

Direttore del Carcere di Lodi

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Posizione professionale attuale 

  • Dirigente Istituto Penitenziario, Casa Circondariale di Lodi.

Il Carcere (o Istituto Penitenziario) è il nome generico con il quale si indicano gli Istituti di custodia preventiva, quelli per l’esecuzione delle pene e quelli per l’esecuzione delle misure di sicurezza.

La Casa Circondariale è un Carcere dove sono detenute le persone in attesa di giudizio e quelle condannate a pene inferiori ai 5 anni (o con un residuo di pena inferiore ai 5 anni). Si distingue dalle Case di Reclusione ovvero quegli Istituti penitenziari dove si espiano condanne definitive per pene che superano i 5 anni.

Formazione

  • Laurea in Giurisprudenza a Pavia, 1992 (tesi in procedura penale diritto dell’esecuzione penale: i permessi premio ai detenuti).

Anni di esperienza lavorativa e ore lavorative a settimana 

In amministrazione penitenziaria 18 anni, mediamente 45 ore. Per i primi 10 anni anche di più. E’ tuttavia un lavoro in cui è difficile quantificare l’orario perché il direttore del carcere è sempre reperibile, salvo quando sia in ferie (anche se poi capita che per situazioni particolari venga comunque chiamato dai suoi collaboratori). Devo però dire anche che raramente ho sentito il peso delle ore che trascorrevano. E’ un lavoro in cui non ti accorgi che il tempo passa e passa sempre molto velocemente.

Primo salario lordo annuale

Preferisco soprassedere perché mi pare poco indicativo: quello che però posso dire è che fino al 2006 e quindi per 12 anni il mio stipendio è stato inferiore a quello di chi ricopriva il ruolo del comandante del reparto (la cui esperienza professionale era certamente significativa ma la cui preparazione giuridica e culturale non era adeguata alle mansioni che ricopriva), benché le responsabilità fossero decisamente diverse (basti pensare che la legge riconduce al direttore del carcere la responsabilità anche per la sicurezza dell’istituto e il direttore è “superiore gerarchico” del comandante). Poi nel 2006 è sovvenuto il pensiero che forse la categoria aveva bisogno di una riqualificazione e del titolo della dirigenza.

Quando e come sono nati il Suo interesse per il diritto e per il Suo ruolo professionale?

Ho sempre sentito una forte attrazione per le questioni di “giustizia”. Avrei voluto fare il magistrato: il giudice. M’interessava il diritto penale. In ogni caso avrei voluto fare un mestiere utile per gli altri e che esprimesse capacità di giustizia. Poi ho conosciuto il mondo penitenziario e mi entusiasmava l’idea di poter fare qualcosa che avesse quel senso. Mi sento sempre attratta dalle minoranze e dalle sfide: nel mio lavoro non mancano.

Quando dico che “ho conosciuto il mondo penitenziario” intendo dire che l’università organizzava visite penitenziarie nell’ambito del corso di diritto dell’esecuzione penale. Ho aderito alla visita e gli istituti che vidi furono Pianosa e Volterra. Poi l’anno successivo a Regina Coeli parlò a noi studenti la Direttrice. Una donna reale e aperta molto generosa nel raccontarsi. Mi attirava l’idea di poter lavorare in quel contesto difficile e il Professore della cattedra di procedura penale mi incoraggiò molto. In qualche modo mi fidai di me ma anche di lui.

Quali esperienze Le sono state utili per arrivare a tale scelta? Quali esperienze l’hanno maggiormente aiutata per vincere il concorso?

Mi sono laureata nell’ottobre 1992 e 5 mesi dopo è stato bandito il concorso che ho fatto e vinto. Due anni dopo ero assunta: nel frattempo le mie esperienze erano in qualunque settore, pur di fare un lavoro e di essere indipendente.

Per la mia professione quindi la preparazione della tesi, l’ambiente universitario, due relatori e un Professore che mi hanno molto sostenuta e incoraggiata, sono stati per me determinanti. Mentre aspettavo di essere assunta alla Casa Circondariale di Pavia e lavoravo qua e là, il prof. Grevi non smetteva di coinvolgermi nei suoi lavori e di farmi così mantenere quel contatto con lo studio, e la cultura giuridica, che tanto mi hanno formata. Devo anche dire però che sono sempre stata una persona curiosa e vivace. Sempre molto interessata a conoscere e ad ascoltare anche punti di vista e realtà molto diverse. Grazie a tutto ciò oggi ho rapporti stabili con tre università e collaboro in scritti penitenziari ma soprattutto credo, il mio lavoro è reso più consapevole e meglio approfondito.

Può dirci di più sulle esperienze fatte prima di essere assunta alla Casa Circondariale di Pavia?

Ho lavorato nella scuola e in qualche amministrazione comunale: dall’attività d’ufficio a quella di bibliotecaria!  Una bellissima esperienza in mezzo ai libri. Intanto in università contribuivo alla redazione del commentario di procedura penale e “seguivo” il Professore in appuntamenti giuridici: Convegni, dibattiti e le occasioni che potevano arricchirmi come giurista ma soprattutto come persona. Poi, laureandomi a ottobre e uscendo il concorso nel marzo successivo dovevo studiare molto e mi rimaneva poco tempo per corsi o altro. In seguito ho pubblicato un commento ad una sentenza della Corte Europea su Foro it. Sono autrice di 3 articoli commentati nel codice di penitenziario di Cedam. Ho appena terminato il mio contributo nel libro pubblicato da Teti editore “i giorni socontati” curato dalla prof. Silvia Buzzelli dell’Università Bicocca di Milano. Sono cultore della materia a Pavia in Università e in Bicocca ho fatto docenze alla scuola di formazione della polizia penitenziaria e altro ma forse queste le esperienze più significative.

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