19 ottobre 2012

Anno sabbatico (Australia)

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Quando Gherardo mi ha chiesto di scrivere un articolo sulla mia esperienza in Australia mi sono sentito particolarmente in colpa. Era il secondo articolo su una mia esperienza che mi chiedeva e ancora non avevo consegnato il primo.

Proprio per questo ho deciso di iniziare dal secondo su un’esperienza che mi sta più a cuore e che credo mi abbia realmente cambiato. E poi per il primo sono già in ritardo, quindi posso ritardare un altro po’.

Facci una breve introduzione. Come mai hai deciso di partire, e perché proprio l’Australia, cosa speravi di trovare?

Beh, ero in un momento in cui mi ero reso conto di non riuscire più a sopportare un ambiente Italiano che trovavo terribilmente stretto. Mi stavo laureando in Ingegneria Spaziale ma, per vari motivi, non ero più così motivato, avevo una situazione familiare un po’ pesante e mi rendevo veramente conto che dovevo dare una svolta alla mia vita, ma non riuscivo a capire quale fosse.

La decisione reale di partire è arrivata grazie ad una persona che mi ha messo in testa l’idea stile Inception. Ci siamo conosciuti lavorando assieme, e mi ha detto che lavorava perché voleva andare e partire in Australia per sempre con un suo amico. Dall’essere una notizia curiosa, è finita che ho iniziato a pensarci giorno e notte fino a quando ho capito che era quello che dovevo fare.  Alla fine mi sono laureato e siamo partiti insieme.

Quindi la scelta dell’Australia è stata quasi casuale?

Un po’, ma non del tutto. L’Australia è sempre nella mente delle persone come la terra promessa o qualcosa di simile, e devo dire che l’idea di andare e partire per un viaggio mi era sempre piaciuta, ma forse per mia insicurezza non ero mai stato in grado di partire da solo. Col senno di poi posso dire che era una paura infondata. Molti che ho conosciuto sono partiti da soli e non hanno avuto problemi dovuti alla solitudine.

Il punto è che volevo andare il più lontano possibile dall’Italia, in modo da non poter tornare indietro alla prima difficoltà, ma da essere obbligato a cavarmela da solo anche in situazioni difficili. Trovare un compagno di viaggio con lo stesso scopo certamente ha aiutato ad indirizzarmi.

Passiamo a quando siete arrivati. Come è stato il primo incontro con il mondo Down Under?

Traumatico. Ero partito credendo di sapere l’inglese, come molti italiani che studiano l’inglese in Italia e magari vanno in vacanza all’estero e parlano inglese con stranieri. In più mia nonna è americana e l’inglese è sempre girato in casa, quindi andavo sul sicuro. Invece non capivamo niente. La ragazza alla reception dell’ostello, le persone per strada. Non capivamo neanche cosa ci dicessero per salutarci, perché a noi sembrava un “hemmeihasgo?”  assolutamente incomprensibile.

Per di più mi aspettavo di arrivare al caldo in un deserto rosso, e invece Melbourne è verdissima e fa un freddo cane. Insomma, non esattamente come me l’aspettavo.
Per  fortuna dopo la prima settimana abbiamo iniziato ad ambientarci e siamo riusciti a vedere i lati positivi di un posto che si è rivelato veramente splendido.

Tu sei rimasto in Australia per quasi un anno. Come hai fatto a mantenerti  in una nazione così cara come l’Australia? 

Beh, mi ero portato i soldi guadagnati con l’ultimo lavoro, ma per lo più ho lavorato, facendo lavori svariati. Reception, pulizie, raccoglitore di frutta, barista.

Raccoglitore di frutta? 

Devo  dire che tra tutti i lavori che io abbia mai fatto fino ad ora, in tutta la mia vita, la raccolta della frutta è stato quello che mi ha insegnato di più, sia in termini lavorativi che di vita. Per di più mi ha aperto gli occhi su un sacco di cose che vengono dette in Italia riguardo al lavoro.

Questo è interessante. In che senso?

Come prima cosa, mi ha messo il dubbio sul genere di lavoro che avrei voluto fare da grande. Ho capito che avrei dovuto fare quello che mi piaceva, perché i soldi sono inutili, e lo sono veramente, dopo un po’.

Non è esagerato dire così?

Beh, raccogliendo ciliegie, un dollaro al kg, prendevo di media 1000 dollari a settimana. In due settimane lo stipendio mensile di un lavoratore italiano. È faticoso, certamente, ma la fatica viene ricompensata. E anche se sei in mezzo ai campi non ti pagano in nero, ma tutto regolare, con tanto di fondo pensione e tasse pagate.

Mi ricordo ancora che in un lavoro successivo un Junior Manager di McKinsey mi disse che si sentiva importante perché faceva guadagnare 3000 euro al giorno alla sua società, e gli sembrava tantissimo. Con le mie ciliegie vendute a 14-16 dollari al kg, il mio Farmer prendeva la stessa cifra, ma io lavoravo in mezzo alla natura, mi decidevo gli orari da solo, e non avevo dovuto pagare un MBA.

Da lì ho capito che se fossi tornato a fare un lavoro pagato di meno avrebbe dovuto piacermi molto di più. Quando ti offrono 1300 euro invece che 3000, stai molto attento alle altre condizioni del lavoro.

Le cipolle invece ho ancora i brividi a ricordarle. 11 ore in ginocchio nella terra con 45 gradi, odore di cipolla, nessun’ombra e mosche dovunque per 90 dollari a giornata. L’inferno. L’unica cosa positiva di quell’esperienza sono state le persone che ho incontrato. Quando fai lavori incredibili incontri persone incredibili. Alcuni vecchi con gli occhi bruciati e la mani distrutte me li sogno ancora la notte. Non un lamento, non una protesta per il lavoro o il caldo, e nonostante fossero vecchi e stanchi a fine giornata ci aiutavano a finire il nostro cesto se eravamo in ritardo. Veri eroi quotidiani con storie incredibili alle spalle. Da quando siamo andati via mi sento in colpa per essermene andato. Molti di loro forse sono ancora lì.

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Commenti

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McLvsio - 23/12/2012

Interessantissimo articolo, su un’esperienza che sicuramente deve essere stata stupenda. 😉