21 ottobre 2014

Volontariato (Progetto Harambee)

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In lingua swahili “Harambee” significa “lavorare assieme” ed è proprio lo scopo del progetto: collaborare con i nativi di Nyadiwa, instaurare con essi rapporti di amicizia e fiducia stabili e duraturi che possano formare una solida base per poter raggiungere più ampi risvolti, anche pratici e concreti. La mia esperienza in Kenya è durata tre settimane nel luglio 2013, ma la collaborazione con l’associazione è tutt’oggi viva: anche dall’Italia c’è spazio, anzi, bisogno, di contributi e aiuto da parte di tutti quelli che sono rimasti tanto colpiti ed entusiasmati dalla forza di questo progetto da aver deciso di dedicarvi più tempo e risorse.

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Perché hai scelto questo programma?

L’associazione universitaria “Bocconi Students for Humanity”, attiva nella mia Università, nel marzo 2013 ha organizzato un incontro durante il quale sono stati illustrati diversi operativi programmi di volontariato. Tra i molti menzionati in quell’occasione, il progetto in Kenya è stato presentato da ragazzo, studente della Bocconi, che vi aveva partecipato l’anno precedente. Da sempre pensavo di voler fare un’esperienza di volontariato, ma non mi ero mai concretamente interessata: tra quelli presentati, il progetto in Kenya è stato quello che più mi ha attirato.

Cosa prevede? Come si svolge in concreto?

Il gruppo di volontari alloggia al Centro IKSDP (International Kenia Scout Development Centre), base del progetto, a pochi minuti a piedi dal villaggio di Nyandiwa. Le prime attività sono svolte, solitamente, all’interno del centro stesso che è gestito interamente dalla popolazione locale alla quale si può affiancare un aiuto, soprattutto a livello gestionale-manageriale. Questa prima fase “di preparazione” è necessaria per dare la possibilità ai volontari di integrarsi al meglio nella realtà africana partendo un ambiente più “facile” dove muovere i primi passi. A partire dalla seconda settimana le attività del volontario entrano nel vivo e si estendono anche, e soprattutto, al di fuori del centro IKSDP.

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Nel concreto le attività variano a seconda delle necessità e soprattutto dei nuovi obiettivi che il progetto si propone di raggiungere: io, ad esempio, ho effettuato un’indagine di mercato, intervistando i piccoli negozianti di Nyandiwa, con lo scopo di raccogliere informazioni da poi rielaborare per aiutarli nell’organizzazione manageriale. Da due anni a questa parte è aperta anche la possibilità di effettuare internship  trimestrali riconosciuti direttamente a Nyandiwa: in questo caso le attività da svolgere sono principalmente di tipo economico-organizzativo e sono concordate prima della partenza, conformemente tanto agli obiettivi del progetto, tanto alle capacità e interessi del candidato.

La giornata si conclude intorno alle 17.00 e lascia lo spazio a momenti altrettanto importanti di contatto ancora più vivo e sincero con la comunità: gioco con i bambini, spesa al villaggio e chiacchiere con gli abitanti.

Chi può partecipare?

È un’esperienza aperta a tutti e il numero di partecipanti è flessibile in relazione alle richieste. Per partecipare al programma internship è richiesta una precedente esperienza di volontariato.

Come ci si iscrive?

Intorno a marzo/aprile di ogni anno si organizzano i gruppi di volontari in partenza per l’estate. Sul sito www.brownsea.it è possibile trovare i contatti: è sufficiente scrivere una mail per essere ricontattati e partecipare alla prima riunione informativa ed esplicativa del progetto.

Costo del programma?

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Non è richiesto alcun costo associativo. Il prezzo corrisponde al costo giornaliero medio del volontario, calcolato in circa 20 euro giornalieri, comprensivi di vitto, alloggio e trasferimento accompagnato Nairobi-Nyandiwa-Nairobi. Sono incluse anche due notti a Nairobi, rispettivamente dopo il volo di arrivo e prima della partenza.

Durata?

Il programma di volontariato dura circa tre settimane; l’internship tre mesi.

Quali sono i costi ulteriori da considerare?

Il volo, che è il costo maggiormente incidente.

Pro & contro dell’esperienza?

È un’esperienza che indubbiamente lascia il segno: mette in comunicazione con una realtà inimmaginabile, comprensibile solo se vissuta personalmente. Per me il soggiorno a Nyandiwa è stato davvero emozionante e sono dell’avviso che sia un’esperienza che tutti dovrebbero provare. Il punto di forza del progetto Harambee, secondo me, è l’enfasi data al relazionarsi con la popolazione locale per stringere rapporti di amicizia e fiducia, unico modo per poter costruire una collaborazione duratura e fruttuosa.

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In secondo luogo, i volontari partecipando a questo progetto hanno la possibilità di mettersi in gioco con attività che si svincolano leggermente dall’idea canonica di “volontariato in Africa”, per addentrarsi invece in lavori più tecnici e particolari che, se da un lato, nell’immediato non sempre palesano la loro utilità pratica e concreta, dall’altro, inseriti in un contesto temporale più esteso, contribuiscono allo sviluppo e alla crescita del progetto Harambee e, dunque, al raggiungimento di obiettivi sempre più ambiziosi.

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