3 maggio 2014

Mediazione Linguistica e Culturale (Università degli Studi di Milano)

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Perché hai scelto questo Corso di Laurea? E perché in questa Università?

Ho sempre basato le mie ricerche sul sito dell’Università Statale di Milano (UNIMI), in quanto non ero interessata a cambiare città o a frequentare università private. La sede della Facoltà di Mediazione è unica e si trova a Sesto San Giovanni. Dopo svariate ricerche ho scelto la Facoltà di Mediazione perché sembrava unire i miei due grandi interessi: le lingue e l’economia.

Dal punto di vista linguistico, il Corso offre molte opportunità: si può scegliere tra Inglese, Tedesco, Francese, Spagnolo, Cinese, Giapponese, Arabo e Hindi. Inoltre esistono molti programmi “Exchange“, davvero ben organizzati. Tuttavia, l’aspetto economico è molto meno sviluppato di quello che credevo. Gli esami di Economia sono pochi e, per accedere a Master o Lauree Magistrali in Economia, sono spesso richiesti esami extra.

Quali erano i requisiti di accesso e come li hai superati?

Mediazione Linguistica e Culturale è, da qualche anno, una Facoltà ad accesso programmato. Tuttavia non vi è un test d’ingresso, ma la selezione avviene in base al voto di Maturità.

Com’è strutturato il Corso di Laurea?

Alla fine dei 3 anni bisogna aver accumulato un minimo di 180 crediti. Gli unici esami annuali sono quelli di lingua (Lingua A e Lingua B), i cui appelli sono a Maggio, a Settembre o a Gennaio e per i quali bisogna seguire la propedeuticità, vale a dire che non si può sostenere “Cinese 2” senza prima aver sostenuto “Cinese 1”. Lo stesso discorso di propedeuticità vale per gli esami di “Cultura” dei Paesi delle lingue studiate. Per il resto, il piano di studi è libero e molto personale, vi sono esami obbligatori e altri da scegliere a seconda degli interessi, tuttavia questi non hanno scadenza annuale e vanno fatti ENTRO i 3 anni. Come già detto, il totale dei crediti non deve essere inferiore a 180.

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All’inizio del secondo anno, inoltre, viene chiesto allo studente di scegliere uno dei due percorsi offerti, chiamati “Curriculum”. La scelta è tra ALI (Attività Linguistiche Interculturali) o AIM (Attività Internazionali Multiculturali). I due percorsi si differenziano per alcuni esami: alcuni sono obbligatori per ALI mentre per AIM sono a scelta, o viceversa. La scelta del Curriculum quindi non impedisce di sostenere gli esami che si vorrebbero sostenere.

Molti corsi prevedono, durante il loro svolgimento, delle prove intermedie (parziali), che consentono di portare un carico di lavoro ridotto all’appello ufficiale. I parziali sono facoltativi (non è dovere del Professore dare questa possibilità, e, allo stesso modo, non è dovere dello studente sostenerli) e sono scritti. Gli esami di Lingua sono sia scritto che orali (all’orale ci si può accedere solo dopo aver superato lo scritto), mentre gli esami di Cultura sono orali.

Finora i corsi che ho trovato più interessanti sono “Storia Economica” e “Istituzioni di Economia”, non solo per il mio interesse verso questi argomenti, ma anche per la bravura e la preparazione dei docenti.

Puoi dirci qualcosa di più sulla tua personale esperienza universitaria e se c’è qualcosa che ritieni possa essere migliorato nel Corso di Laurea?

Ritengo che una delle cose da cambiare o, per lo meno, da riguardare sia l’organizzazione degli esami. In particolar modo mi riferisco a quella degli esami di Lingua.

Questi, infatti, non solo sono i più importanti, e spesso i più difficili, ma sono anche gli unici annuali, che indicano, quindi, se si è in corso o fuori. Il problema principale è che vi è un appello in meno rispetto agli altri esami. Gli esami di Lingua, infatti, si possono, sostenere nella sessione estiva, o a Maggio o a Settembre; la sessione invernale, invece, ha solo un appello a Gennaio. Questo tipo di organizzazione è, a parer mio, poco corretta. Inoltre, l’appello ufficiale di Maggio si svolge la settimana dopo la fine delle lezioni, così che non c’è tempo materiale per prepararlo, soprattutto considerando che molti studenti studiano combinazioni di lingue “più impegnative” come Cinese e Giapponese, o Hindi e Arabo e cosi via.

In aggiunta a questo, spesso capita di dover sostenere i 2 scritti di Lingua lo stesso giorno; questo significa che uno si può trovare a dover dare l’esame di Arabo al mattino e quello di Giapponese qualche ora dopo. Inevitabilmente questo compromette il rendimento.

Come ti sei trovato al di fuori dell’ambito universitario?

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Prima di frequentare il corso di Mediazione Linguistica ero iscritta, sempre all’Università Statale di Milano, alla Facoltà di Biotecnologie Mediche. Come per tutte materie scientifiche, l’organizzazione e la struttura dei corsi è molto diversa: la differenza principale è che l’orario è uguale per tutti. Questo è ciò che più mi ha spaesato. Col fatto che a Mediazione ognuno ha il suo orario, è più difficile creare un gruppo solido e omogeneo di amici. Per me, ora, non esiste il “gruppo dell’università”, ma “gli amici di Cinese”, “il gruppetto di Cultura Inglese”, ecc. Così si conosce più gente, ma in modo meno stretto.

Cosa ti senti di consigliare a chi vuole intraprendere il tuo percorso?


Innanzitutto consiglierei di informarsi bene e, per quanto riguarda la scelta delle lingue, riflettere a lungo e valutare con cura le difficoltà di ognuna e quanta voglia si ha di impegnarsi. Una lingua studiata male, per quanto rara o sofisticata, è totalmente inutile. A questo punto è meglio sapere alla perfezione una lingua inflazionata come l’inglese, piuttosto che aver sprecato energie, tempo e denaro per saper dire solamente, dopo 3 anni, “ciao, come va?” in Cinese.

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