3 maggio 2014

Neuroscienze Cognitive (Università Vita-Salute San Raffaele)

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Perché hai scelto questo Corso di Laurea? E perché in questa Università?

Sono sempre stato interessato alla mente e alla psicologia. Finito il liceo, nel 2009, mi ritrovai a pensare a come approfondire i miei interessi e, dopo una lunga riflessione, avendo scartato l’ipotesi di studiare Filosofia, scelsi di studiare Psicologia per cercare un approccio che avesse valenza scientifica pur interessandosi di questioni umanistiche. Discutendo con amici più grandi e confrontandomi con loro, venni a conoscenza dell’Università Vita-Salute San Raffaele, e mi fidai. Mi iscrissi nel 2009 e, dopo aver ottenuto la Laurea Triennale, scelsi di proseguire gli studi nello stesso ateneo iscrivendomi al Corso di Neuroscienze Cognitive per approfondire gli aspetti più recenti della psicologia che, soprattutto negli ultimi decenni, si intreccia sempre più con le questioni mediche e di ricerca scientifica.

Quali erano i requisiti di accesso e come li hai superati?

Il corso di Laurea Magistrale richiedeva una Laurea Triennale in Psicologia. Per studenti di altre facoltà erano richiesti crediti extra in alcune discipline, ma non ho informazioni dettagliate a riguardo. Solo il Corso di Laurea Triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche, frequentato da me dal 2009 al 2012, richiedeva un test di ingresso con limite di 80 posti.

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Com’è strutturato il Corso di Laurea?

Il Corso di Laurea presenta diversi esami obbligatori. Alcuni dei corsi che è necessario frequentare al primo anno sono: Analisi dei Dati Multidimensionali (9 crediti), in cui si tratta di statistica applicata; Psicologia e Neuroscienze dello Sviluppo (3 crediti), in cui vengono trattati alcuni temi dello sviluppo sano e patologico legati a fattori biologici ed epigenetici. Lo sviluppo è affrontato anche nell’esame di Psicopatologia dello Sviluppo, in cui si fa riferimento al Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), anche se in maniera poco approfondita. Un corso piuttosto complesso è quello di Psicobiologia dell’Azione e della Percezione (6 crediti), in cui vengono approfonditi i sistemi sensoriali con accenni all’approccio psicofisico.

Per quel che riguarda il secondo anno, a mio parere i corsi più interessanti sono: Cognizione Sociale, in cui viene mostrato come alcuni sistemi neurali siano alla base dei fenomeno sociali già studiati in passato dalla psicologia sociale. Si è parlato ad esempio di percezione subliminale, motivazione ed euristiche della decisione. Molto interessanti sono anche i corsi di Neuropsicologia Clinica (si osservano e approfondiscono alcuni casi riguardanti pazienti colpiti da ictus, traumi cerebrali o altro) e di Neuroscienze Cognitive e Imaging Funzionale (6 crediti), in cui si approfondiscono i metodi utilizzati dalle neuroscienze attraverso lo studio di articoli riguardanti diversi temi (linguaggio, musica, matematica ecc).

Ho trovato inoltre curioso l’esame di Psicobiologia della Coscienza (6 crediti), in cui sono state esposte diverse teorie riguardanti lo studio della coscienza e sono state affrontate alcune delle difficoltà che nascono nel cercare di approcciarsi ad un tema estremamente complesso come quello della coscienza.

Puoi dirci qualcosa di più sulla tua personale esperienza universitaria e se c’è qualcosa che ritieni possa essere migliorato nel Corso di Laurea?

Personalmente ho trovato il primo anno del corso piuttosto mal organizzato. Molti degli esami previsti trattavano, come accennato anche precedentemente, di temi poco approfonditi e generali. Iscrivendomi al corso di Neuroscienze mi sarei aspettato più informazioni di base riguardanti il cervello. All’opposto, il secondo anno si è dimostrato estremamente interessante, anche se molto impegnativo a causa dei numerosi corsi (6) del primo semestre. Nel complesso mi reputo comunque soddisfatto, ma si può fare sicuramente qualcosina di più all’inizio del biennio, magari sostituendo alcuni esami o riorganizzando la distribuzione di alcuni di questi tra il primo e il secondo anno.

Quali sono i costi da considerare oltre alle tasse universitarie? Come hai trovato l’alloggio?

L’Università, avendo l’obbligo di frequenza, richiede un grosso impegno e spese aggiuntive legate ad affitto e/o trasporti. Personalmente, vivendo nella provincia di Bergamo e avendo numerosi impegni settimanali, ho scelto di non cercare un appartamento in zona (Milano/Segrate/Vimodrone) e di recarmi quotidianamente a Milano usando l’automobile. Il parcheggio dell’ospedale, per gli studenti, costa 2.50€ giornalieri.

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Come ti sei trovato al di fuori dell’ambito universitario?

Le classi sono poco numerose. Durante il triennio eravamo in 80 studenti, mentre attualmente, a frequentare il corso di Neuroscienze Cognitive, siamo in 18. Il numero di studenti è dunque piuttosto ristretto e ciò facilita lo scambio di idee sia durante le lezioni che nei momenti liberi. Anche durante le lezioni è possibile instaurare interessanti conversazioni e approfondire determinate tematiche. Oltretutto, gli studenti organizzano frequentemente feste, concerti o eventi a cui è possibile partecipare senza difficoltà. L’Università inoltre propone spesso dibattiti e conferenze.

Cosa ti senti di consigliare a chi vuole intraprendere il tuo percorso?

Consiglio semplicemente di seguire le proprie passioni e i propri interessi. La mia scelta è stata leggermente in “controtendenza”. Da un lato mi sentivo più predisposto al percorso di studi in “Psicologia Clinica”, ma proprio per questo motivo ho scelto di approfondire l’ambito delle Neuroscienze. Volevo allargare i miei orizzonti e apprendere qualcosa di nuovo, cercando di estendere i miei interessi e sono molto soddisfatto della scelta che ho fatto.

Il tuo step successivo?

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Commenti

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Carlo - 2/09/2014

Per le malattie neurodegenerative penso ci siano buone possibilità! C’è tanta ricerca sia a livello psicologico che medico e anche nei reparti degli ospedali è purtroppo facile trovare persone affette soprattutto da Alzheimer e Parkinson, ma anche da altre malattie neurodegenarative meno diffuse. Il ruolo della neuropsicologa clinica nei reparti degli ospedali è abbastanza richiesto, è un ruolo diverso da quello del medico e dell’infermiera e permette di valutare da un’ottica diversa problemi di tipo cognitivo e comportamentale (memoria-linguaggio) e di analizzare eventuali problemi legati all’umore che possono nascere nella condizione di ricovero ospedaliero!

Carlo - 26/08/2014

Figurati! L’approccio agli esami mi è sempre piaciuto molto. Pochi libri e molti appunti e articoli, le informazioni che vengono date sono spesso molto aggiornate e il carico di studio è tutto sommato buono. Non ho trovato grande corrispondenza tra crediti assegnati e quantità di studio richiesto dalla materia, ma questo non è un grosso problema essendo che, alla fine a valere, è la media aritmetica. Per quanto riguarda gli sbocchi dipende tantissimo dai tuoi interessi. Puoi cercare spazio sia in ambito psico-fisologico, che dello sviluppo, che per quel che riguarda le malattie neurodegenerative oltre agli aspetti clinici cui accennavo (si passa dalle demenze ai traumi alle afasie, aprassie e via dicendo…). Io sono interessato all’ambito sociale e forse è quello più fumoso di tutti purtroppo!

    Desiree - 27/08/2014

    dev’essere davvero interessante! non mi riferivo comunque a quali possono essere gli sbocchi professionali, ma al fatto di riuscire realmente ad entrare nel mondo del lavoro, visto aimè l’andazzo generale di psicologi disoccupati. io sarei più interessata agli aspetti clinici delle malattie neurodegenarative piuttosto che all’ambito sociale!

Carlo - 26/08/2014

Ciao Desiree! Ho concluso gli esami il mese scorso e in questi mesi lavorerò alla tesi per laurearmi entro la fine dell’anno, posso provare quindi a chiarire un po’ di dubbi. Per quel che riguarda l’entrare in specialistica non credo ci siano grosse difficoltà. Non posso darti certezze, ma ho avuto tanti compagni che arrivavano da università di tutta Italia. In questi anni il numero 80, sommando clinici e neuroscienziati, è stato superato, non credo dunque che ciò debba spaventarti. Ricordo solo che, 2 anni fa, quando dovevo iscrivermi, il tutto avveniva attraverso l’accesso online alla pagina dell’università. Ovviamente ci fu un sovraffollamento di accessi e il server ebbe problemi. A quel punto, preso dall’ansia di non rientrare tra i primi 80 a fare la richiesta, telefonai alla segreteria per evitare problemi e fui aiutato. Degli 80 studenti della mia classe triennale non tutti hanno proseguito gli studi al San Raffaele, dire circa il 50/60%. Oltretutto, noi neuroscienziati siamo veramente pochi e credo che le tue paure riguardino (ma neanche poi più di tanto) chi vuole fare psicologia clinica. Per quel che riguarda i laboratori e l’ospedale preferisco introdurre la cosa dicendo che, ogni anno l’Università fa dei sondaggi e cerca di migliorare i corsi di studi prendendo spunto dalle risposte degli studenti. Il mio primo anno di specialistica è risultato piuttosto vuoto dal punto di vista dei laboratori e del lavoro con pazienti, ci siamo generalmente lamentati e credo che le cose siano un po’ diverse ora. Il secondo anno invece ha diverse lezioni con dei pazienti e ci sono alcuni laboratori. L’attività sicuramente più frequente è quella del Journal Club: si scelgono dei temi e si trovano degli articoli. A persone o in gruppi si studiano ed espongono agli altri studenti. L’ultima domanda è la più complicata: certamente l’ambito della ricerca è quello più “automatico” una volta finiti gli studi di neuroscienze. Si possono fare alcuni tirocini all’interno della struttura o presso le strutture convenzionate. Un altro impiego che vedo essere abbastanza gettonato è quello all’interno del reparto di Neuroriabilitazione. Spero di aver chiarito qualche dubbio, non è facilissimo spiegare in poche righe le esperienze trascorse in 3 anni + 2, però spero di essere d’aiuto! Se ci fosse bisogno chiedi pure !
Carlo

    Desiree - 26/08/2014

    grazie ancora per la gentilezza!
    all’openday hanno detto che, oltre alla possibilità dell’ambito della ricerca, dall’anno prossimo verrà introdotta la scuola di specializzazione in neuropsicologia. sono un po spaventata dal dopo a dire il vero, è un grosso investimento di tempo e denaro (soprattutto!) e purtroppo ho paura di ritrovarmi con il nulla in mano (anche se questo discorso vale per tutta la psicologia in generale!). la riabilitazione è un ambito interessante, ma anche in quel caso non penso ci sia grande richiesta!
    la parte pratica è sicuramente quella che rende questa università eccezionale e speciale rispetto alle altre, ma da quello che m pare di capire la realtà non coincide perfettamente con quello che dicono ! dubbi a parte, gli esami come sono?
    T ringrazio ancora!

Desiree - 24/08/2014

ciao, grazie per questa recensione e grazie a questo blog che offre questa possibilità!
Mi sono appena laureata alla triennale di psicologia, anch’io sono di Bergamo e ho frequentato la triennale qui nella nostra città. Per la magistrale avevo intenzione di spostarmi e di scegliere il San Raffaele indirizzo neuroscienze. Avrei alcuni dubbi, e se hai tempo e voglia magari potresti aiutarmi a colmarli. Per me che vengo da fuori, lasciando perdere il discorso crediti da recuperare che mi è già stato detto che non ne avrei, è difficile entrare? cioè, ci sono molte più domande rispetto ai posti effettivamente disponibili? Perchè la segreteria mi ha detto che sono 80 posti, comprensivi sia di neuroscienze e che di clinica, e ripartiti in base alle richieste; contando che anche alla triennale del San Raffaele i posti sono 80, suppongo che tutti o quasi vengano già coperti dagli studenti che hanno iniziato il loro percorso lì. Una seconda domanda, è se realmente come stato detto all’Openday c’è una forte integrazione pratica in laboratori, ospedale e sui pazienti al piano di studio prettamente teorico. Infine vorrei chiederti, visto il fatto che tu sei alla fine del tuo percorso, come si prospetta l’ambito lavorativo: ci sono sbocchi, oppurtunità o quant’altro, essendo un ambito ancora molto nuovo? L’università offre come altri atenei privati possibilità lavorative (non internamente al loro ospedale, ma anche fuori)?
Grazie di cuore !