1 maggio 2014

Rome Model United Nations (RomeMUN)

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La strada verso il RomeMUN

Fin quando non ho letto del RomeMUN su Academic Insight, non conoscevo questa iniziativa formativa promossa dall’ONU, organizzata da ‘Giovani nel mondo’ e mirata, come tutti gli altri MUN sparsi per il globo, al training dei futuri diplomatici.

Ho usufruito di una delle due borse parziali messe a disposizione da Academic Insight quale premio per un concorso che prevedeva la stesura di due articoli da pubblicare sul blog (uno riguardante i MOOC, l’altro su un progetto Grundtvig). A seguito del conseguimento della borsa, mi è stata data l’opportunità di scegliere se partecipare come delegata, traduttrice o giornalista e ho optato per quest’ultima possibilità in quanto più congrua al mio percorso formativo.

Perchè ho voluto parteciparvi

I MUN promuovono la comprensione dei meccanismi che regolano i lavori all’ONU ed ero molto curiosa di approfondire la mia conoscenza di un organismo così importante, la cui azione è rilevante a livello globale.

Tramite la formula della simulazione, che vede i delegati dei diversi comitati impegnati nel dibattito delle tematiche di interesse mondiale secondo le procedure adottate nelle reali discussioni, ragazzi provenienti da tutto il mondo si allenano alla diplomazia. Da un lato, quindi, i MUN sono funzionali alla comprensione, anche procedurale, delle discussioni; dall’altro, forniscono un’occasione di arricchimento e incontro culturale, nonchè un motivo per l’approfondimento di alcuni argomenti specifici.

Per me, che ho seguito il comitato FAO per il network Al Jazeera, è stata un’esperienza foriera di un aggiornamento importante circa le nuove direzioni sollecitate o adottate per far fronte all’emergenza alimentare e ambientale. Ho scoperto nuove tecniche, studi e orientamenti che mai avrei immaginato! Occupandomi di altro normalmente, sono stata felice di questa approfondita incursione nel mondo dell’agricoltura, che mi sono ripromessa di seguire più da vicino in quanto coinvolge, in realtà, molteplici aspetti della nostra vita.

La conferenza

Il 13 marzo nella sede FAO, i romemuners sono stati salutati da eminenti personalità del mondo della diplomazia (tra gli altri, il Min. S. Baldi, il diplomatico M. Baiano, l’ambasciatrice palestinese Mai Al Kaila) che unanimante hanno sottolineato l’importanza del dialogo, invitando la platea a seguire questa strada con passione, curiosità e preparazione. Alla cerimonia si sono susseguiti tre giorni di duro e appasionante lavoro, anche in vista del 2015, anno in cui si dovrà ripensare una nuova agenda e testare quanto si è realizzato della vecchia.

Per giornalisti e traduttori, anch’essi chiamati a vivere l’esperienza nel modo più realistico possibile, è stata organizzata una giornata di workshop che ha riunito eccellenze come E. Del Re, A. Politi, esperti di geopolitca, E. Salerno del ‘Messaggero’, tra gli altri. I team della stampa, ripartiti in vari network, hanno prodotto interviste, flash news, in modalità video e scrittura, riversando in un unico snello giornalino vari reportage sull’evento. Non sono mancati premi (come una borsa di studio per una summer school sul giornalismo), riconoscimenti e il piacere di poter seguire la conferenza da una postazione privilegiata. Come nella realtà, non sono mancati contrasti ma anche grande sintonia con i delegati, ora stanchi, ora intimiditi, ma più spesso entusiasti e felici di condividere le proprie impressioni al microfono, vivendo le sedute con la tensione e con la passione di quelle vere.

La cerimonia di chiusura del comitato FAO insisteva sull’importanza dello sport, con l’intervento di campioni quali V. Calderoni e G. Mura, navigatore oceanico.

Pro e contro

Per quanto riguarda la conferenza in generale, salvo qualche intoppo logistico-organizzativo, tutto si è svolto nel nome dell’impegno e del rispetto, in un clima amichevole e frizzante. Ancora ad oggi, i delgati, tra i quali sono fiorite anche nuove amicizie e possibili collaborazioni oltre il RomeMUN, animano la pagina su facebook a loro dedicata con frasi piene di affetto, ammirazione ed emozione per l’evento appena concluso.

Da partecipante dello staff giornalistico, invece, devo ammettere qualche delusion dovuta, in primis, alla troppa disorganizzazione: non avevamo molte indicazioni su come agire e abbiamo sofferto della mancanza di una ‘regia’ solida che armonizzasse le differenze di età e di esperienze dei giornalisti. Questo è andato a inficiare anche la parte formativa tout court; ad esclusione dei workshop, l’esperienza ha quindi un po’ deluso le aspettative. Inoltre, prima della partecipazione al RomeMUN, era obbligatorio per tutti, quindi anche per noi giornalisti, produrre un position paper. La stesura del nostro è costato moltissimo lavoro in termini di preparazione e realizzazione alle quattro persone, sparse per l’Europa, che per tre settimane vi si sono dedicate al massimo delle loro possibilità. Durante la cerimonia di chiusura, invece, i nostri position paper non sono stati neanche menzionati, destando un po’ di scontento.

Queste frizioni tuttavia sono state superate dal grande feeling soprendentemente instauratosi tra i componenti del nostro team: nella difficoltà, abbiamo lavorato come una vera e propria squadra e, posso dire  che sia nata un’amicizia.

Abbiamo studiato il nostro network prima della conferenza, e personalmente sono più che soddisfatta di essermi avvicinata a un network prestigioso come Al Jazeera: studiarne la storia, la linea editoriale e l’impatto sará per me motivo d’ispirazione per il mio sperato percorso giornalistico. Inoltre, è stato davvero interessante seguire i comitati, travolti dall’entusiasmo dei delegati, e, personalmente, sono rimasta colpita dalla loro  preparazione e determinazione.

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