2 marzo 2014

Volontariato (Karibu Afrika)

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Perché hai scelto questa destinazione?

Dopo essere stata per due estati in Tanzania, ho cercato a Padova, città in cui frequento l’Università, un corso di Swahili, lingua parlata nell’Africa Orientale. Ho trovato il corso presso l’organizzazione Karibu Afrika Onlus di Padova e ho scoperto così che loro organizzavano anche dei viaggi di un mese a Nairobi.

Cosa ti ha spinto a partire?

Ho deciso di partire perché, da come il viaggio era organizzato, sembrava una buona finestra sul mondo dell’associazionismo locale. Infatti, studiando Sviluppo Locale, l’idea di visitare e avere l’opportunità di lavorare in CBOs create da giovani kenioti mi ha subito interessato, anche perché è molto più facile visitare grandi NGOs occidentali che piccole organizzazioni locali nate dalla volontà di giovani che nelle baraccopoli vivono tutta la loro esistenza e hanno una chiara idea di quali siano i problemi da affrontare.

Cosa bisogna tenere a mente prima di partire?

Prima di partire è necessario tenere bene a mente che vivendo un mese in una realtà del cosiddetto “Terzo mondo” si viene sottoposti a molti stimoli che però, una volta tornati, andrebbero canalizzati in qualcosa di più duraturo. Dal mio punto di vista, sarebbe sbagliato partire con l’idea, che molti tuttavia hanno, di cambiare il mondo. In un mese, in un paese di cui non si conosce nulla se non per sentito dire, non si cambierà niente. L’unica cosa che cambierà, saremo, forse, noi stessi. Molto importante, ovviamente, è lasciare a casa tutte le forme di pregiudizio e stereotipo nei confronti dell’Africa e portarsi dietro una grande dose di spirito di adattamento e curiosità.

Qualche consiglio pratico?

vaccini che è necessario fare prima di partire sono: antitetanica, febbre gialla, epatite A e B, antitifica, e, per chi volesse, la profilassi antimalarica. A Nairobi in realtà di zanzare non ce ne sono molte, quindi potreste prendere delle pastiglie che trovate facilmente lì, ma consigliabili solo nel caso in cui vi spostiate sulla costa. Sconsiglio invece vivamente il Lariam perché ha forti effetti collaterali.

Per quanto riguarda il volo, i prezzi sono generalmente sui 600 euro andata e ritorno (partenza da Milano Malpensa) non in alta stagione. Di solito i periodi in cui i viaggi sono organizzati sono marzo e ottobre quindi i prezzi dovrebbero essere abbordabili. Il vitto, l’alloggio, i trasporti  e tutte le attività hanno un costo totale di 700 euro massimo.

Come hai trovato l’alloggio?

L’alloggio mi è stato fornito dall’organizzazione. Siamo rimasti per tutto il mese presso la Shalom House, una casa per volontari costruita dai frati Comboniani. Previa prenotazione, chiunque può essere ospitato nella struttura e la consiglio vivamente: è davvero un’oasi di pace nella caotica Nairobi. Inoltre, i prezzi sono modici e aggiungendo una piccola somma si possono avere anche i pasti inclusi e la cucina è davvero ottima.

In cosa consisteva esattamente la tua attività di volontariato? Era svolta in gruppo o individualmente?

Le prime due settimane abbiamo visitato in gruppo (13 persone) tutti i progetti nelle diverse baraccopoli di Nairobi e poi abbiamo scelto, a coppie, il progetto che ci aveva colpito di più e lì abbiamo svolto due settimane di tirocinio. Il progetto che ho seguito consisteva nel fare lezione la mattina ad una classe di bimbi dell’asilo, visto che una delle maestre della scuola era malata. Ovviamente i bimbi parlavano Swahili, quindi prevalentemente abbiamo cantato, disegnato e insegnato loro qualche parola in inglese. Il pomeriggio invece facevamo home visits alle donne affette dal virus dell’HIV che soffrono di una grandissima stigmatizzazione per la loro malattia da parte della comunità. Facevamo per loro la spesa, e più che altro, cercavamo di non farle sentire abbandonate. Il capo progetto poi ci portava con lui durante i giri di controllo alle varie attività del progetto, come orti urbani, lezioni di teatro e attività di sensibilizzazione sul tema dell’HIV.

Quali difficoltà hai incontrato nel tuo percorso?

Le difficoltà maggiori le ho incontrate per le diversità culturali. Ovviamente uno parte con in testa le sue opinioni su tutto e a volte bisogna davvero sforzarsi di uscire dai propri schemi mentali e capire che se una persona è nata e cresciuta in un contesto sociale diametralmente opposto al nostro, avrà dei modelli di comportamento diversi dai nostri e non sempre a noi immediatamente comprensibili.

Quali ambizioni avevi e quali hai adesso?

Sono partita credendo nel mondo della cooperazione e convinta che avrei lavorato in un paese in via di sviluppo. Sono tornata, ammetto, con qualche dubbio al riguardo.

Come giudichi la tua esperienza?

È stata senza dubbio un’esperienza che mi ha dato la possibilità di aprire gli occhi su molte cose, offre questa davvero un buono scorcio per affacciarsi sull’Africa una prima volta e farsi un’idea generale di come funzionano le cose in Kenya.

Hai ulteriori suggerimenti da dare a chi desidera partire per questa stessa destinazione?

Prepararsi alla gestione del mal d’Africa al ritorno … per il resto, buon viaggio a tutti!

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