18 luglio 2012

Dottore di ricerca in Diritto costituzionale comparato e Collaboratrice del Progetto Biodiritto

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Posizioni professionali attuali

  • Dottore di ricerca in Diritto costituzionale comparato presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Trento
  • Assistente alla cattedra di Diritto costituzionale presso la stessa Facoltà
  • Collaboratrice del Progetto Biodiritto
  • Teaching Assistant presso la Facoltà di Economia e Management dell’Università di Bolzano (sede di Brunico)

Formazione

  • Laurea triennale in Scienze giuridiche europee e transnazionali (con tesi dal titolo “La disciplina del locked-in: il caso di Leslie Burke”), Università degli Studi di Trento, 2006
  • Laurea specialistica in Giurisprudenza (con tesi intitolata “La tutela dei dati genetici: fra dimensione comunitaria e livello nazionale”), 110L, Università degli Studi di Trento, 2008
  • Dottorato di ricerca in Diritto costituzionale comparato presso la Scuola di Dottorato in Studi Giuridici Comparati ed Europei, Università degli Studi di Trento, 2012

Interessi di ricerca

Diritto costituzionale, biodiritto, diritto e genetica, consenso informato, libertà di ricerca scientifica, eguaglianza e non discriminazione, tutela dei minori

Quando e come sono nati il Suo interesse per il diritto e la consapevolezza che la carriera che ha intrapreso era quella adatta a Lei?

Dopo i primi anni, trascorsi come tanti ad annaspare fra i codici, l’“illuminazione” è arrivata grazie alla scoperta della Costituzione e dell’esigenza di garantire tutela ai diritti fondamentali a fronte dei progressi della tecnologia e della scienza, in particolare nell’ambito biomedico. È così che ho conosciuto la “famiglia” trentina del Biodiritto, un gruppo di ricerca che ormai da una decina di anni si occupa di queste tematiche, cercando di stabilire un ponte con i professionisti delle scienze cd. dure. Il progetto biodiritto si occupa di approfondire le questioni giuridiche legate a tematiche più tradizionali, concernenti per esempio il diritto alla salute, l’inizio-vita (aborto, procreazione medicalmente assistita…) e il fine-vita (diritto al rifiuto dei trattamenti sanitari, consenso, dichiarazioni anticipate di trattamento…), spingendo lo sguardo fino alle questioni più recenti emerse nel contesto della ricerca clinica, dell’ingegneria genetica, della biologia sintetica e delle neuroscienze. I processi evolutivi in questi ambiti impongono ai giuristi di ragionare sui tradizionali strumenti di tutela, mediante l’applicazione di un solido metodo comparatistico che permetta di valutare l’effettività delle diverse soluzioni adottate in altri contesti e mediante l’apertura di canali di discussione con gli esperti delle altre discipline coinvolte.

Un buon mix fra l’irrinunciabilità di alcuni principi cardine delle esperienze giuridiche contemporanee e l’esigenza di accogliere logiche nuove, un po’ diverse da quelle cui ci hanno abituati.

Quali esperienze universitarie extracurriculari Le sono state utili?

Nel corso dell’ultimo anno di Università, un lavoretto trovato assolutamente per caso come responsabile della segreteria organizzativa di una Summer School in diritto costituzionale, è stato rivelatore. Superato lo choc iniziale di una quindici-giorni dedicata al mondo del diritto costituzionale comparato a cavallo fra luglio e agosto, con trenta gradi e il lago che chiamava a gran voce, e dopo aver pensato che i partecipanti fossero in preda a follia collettiva, il loro entusiasmo, l’atmosfera di scambio e confronto e la voglia di conoscere cose nuove e diverse, hanno avuto il sopravvento.

Appena laureata, poi, un rapido tuffo nel mondo dell’avvocatura mi ha fatto capire che mi sarebbe costato più di quel che mi avrebbe dato indietro. Forse ci sarebbe voluta più tenacia, ma ci sono propensioni che è bene non dimenticare, e le mie decisamente non mi sembravano andare in quella direzione. Peraltro mai dire mai.

Durante il dottorato, poi, alcuni mesi trascorsi come visiting scholar presso l’Hastings College of the Law di San Francisco e il King’s College di Londra hanno aumentato la convinzione che il mondo dell’Accademia, fra mille complicazioni, abbia comunque tanto da regalare.

Che consiglio si sente di dare agli studenti del 4° e 5° che aspirano a intraprendere il Suo stesso percorso?

Per i consigli è forse un po’ presto: ci vogliono comunque pazienza e tanto ottimismo! Date le incertezze del periodo, un buon consiglio che mi è stato dato quando ho deciso di intraprendere questo percorso, è quello di coordinare la ricerca accademica con altre attività che permettano di integrarla con aspetti pratici e che costituiscano in ogni caso una valida alternativa. Come spesso accade con i buoni consigli, ho ben pensato di non seguirlo. Non posso dire di essere pentita: resto convinta del fatto che la carriera avvocatizia  non facesse, né faccia, per me; devo però ammettere che – ora come ora – nel momento di transizione fra dottorato e “dopo”, la mancanza di un’alternativa un pochino pesa. Molti dei miei colleghi sono riusciti, seppure con qualche difficoltà e sacrificando a volte l’una a volte l’altra attività, a coniugare la pratica in uno studio con la ricerca in Università. Parola d’ordine: differenziare. Prima o dopo.

Quali sono i requisiti fondamentali?

A parte una ovvia attitudine alla ricerca, servono intraprendenza, adattabilità alle mille situazioni diverse che – soprattutto nei primi anni – si possono presentare. Una buona ricerca giuridica non sembra oggi poter prescindere da una solida base comparatistica, la cui costruzione richiede curiosità nei confronti di realtà diverse e lontane dal sistema giuridico italiano e, imprescindibilmente, un’ottima conoscenza delle lingue straniere (temo proprio sia opportuno utilizzare il plurale…). 

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