1 febbraio 2014

Erasmus (Università del Lussemburgo)

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La fama del sistema educativo del nord Europa è ormai nota ed attira l’interesse di studenti provenienti dai più svariati paesi. Trascorrere quindi la propria esperienza Erasmus nel piccolo Lussemburgo può essere un formidabile modo per respirare  tale “efficienza” ed “eccellenza”.

Com’è l’università lussemburghese?

L’università si trova in città (anche se dal 2016 si dovrebbe trasferire nella città-studi di Esch/Belval, ora ancora in costruzione) ed è suddivisa in tre grandi campus. I corsi si tengono in tre lingue diverse durante il Bachelor, mentre nei i due anni di Master sono quasi tutte in inglese. Tuttavia, la vera particolarità di UniLu è data dal fatto che gli esami, tutti rigorosamente scritti, possono essere sostenuti in inglese, francese o tedesco a prescindere dalla lingua di insegnamento dell’esame stesso; se poi il professore è, per esempio, di un altro paese, non è raro poter chiedere ed ottenere di scrivere nella sua lingua. Le lezioni sono assolutamente interattive, tanto che la partecipazione in classe è valutata e di solito pesa circa il 20% sul voto finale; vengono inoltre richieste presentazioni, settimanali o mensili, papers da redigere a casa, nonché essays da scrivere il giorno stesso dell’esame. I libri sono solo consigliati: i professori non si aspettano che vengano studiati, né gli studenti, per quel che ho potuto constatare finora, vengono sotterrati sotto chili e chili di codici.

Il personale è efficiente e cortese, la biblioteca è dotata di una decina di computer (candidi Mac, ça va sans dire) ed ad ogni angolo dell’edificio si trovano fotocopiatrici accessibili a tutti. Agli studenti è poi offerto di tutto: corsi di arte, di lingua, di danza, palestra, tutoraggi su come cercare un lavoro o su come redigere un curriculum. Tuttavia, una nota negativa c’è e si chiama SEVE: è il servizio di accomodation dell’università i cui addetti sono persone probabilmente assunte in base all’abilità nel complicarsi la vita e nel complicarla anche agli ingenui studenti. Fallano di qualsiasi logica e di un seppur minimo buon senso: se nominati nelle conversazioni tra studenti, una sola è la reazione, ossia occhi al cielo, testa scossa, condivisione della propria (travagliata) esperienza.

Com’è stato il primo impatto con il mutato contesto?

La prima cosa che mi ha colpita al mio arrivo nel Granducato è stata la quantità di tessere magnetiche che mi sono state rifilate: tesserino identificativo con foto che serve per fare le fotocopie in facoltà e per prendere l’autobus; tesserino mensa; carta-chiave per entrare in casa. Insomma, il delirio! Ulteriore dato degno di nota è la rete di trasporti pubblici: la mia facoltà si trova a circa 15 minuti dal centro e gli autobus utili per arrivarci passano uno ogni 5 minuti, tutto il giorno. Vero è che gli studenti Erasmus solitamente vivono ad Esch-sur-Alzette, una cittadina a 20 minuti di treno, ma anche in questo caso non vi sono particolari disagi grazie ai treni che viaggiano ogni 15 minuti e  alla possibilità di prenotare un servizio navetta notturno durante il week-end. L’abbonamento per gli studenti costa 36 euro per tutto l’anno (tutto l’anno!!) e comprende sia bus che treni.

La seconda cosa che colpisce lo studente medio italiano è il numero di lingue che i lussemburghesi conoscono. Iniziano con il lussemburghese all’asilo, proseguono con francese, tedesco ed inglese. Inoltre, data la presenza di un alto numero di immigrati, prevalentemente portoghesi e italiani, non è raro incontrare un diciottenne che di lingue ne parla cinque. Fluentemente. Almeno io mi salvo con inglese e francese, ma dovreste vedere come guardano gli americani, i “padroni del mondo” che conosco una sola lingua … pff!

Com’è il Lussemburgo?

Il tasto dolente del Paese, almeno per noi italiani, è il costo dell’alloggio. Io personalmente vivo in una casa di proprietà dell’università (stanza singola con bagno e cucina condivisi) per la modica cifra di 425 euro, comprese bollette e pulizie due volte a settimana. Trovare una casa in città per meno di 650 euro è invece un’impresa direi impossibile, ma l’università possiede tantissime residenze, alcune anche meno costose della mia. Per quanto riguarda il costo della vita di tutti i giorni, non ho personalmente ancora capito come funziona: alcune cose sembrano quasi regalartele, altre al contrario sono del tutto overpriced!

La vita al di fuori dell’università?

La vita notturna lussemburghese si svolge soprattutto a Clausen, un quartiere nella città bassa, a cavallo del fiume Alzette. È una sorta di cittadella piena di bar, pub, ristoranti e discoteche (il mio consiglio è però quello di bere e mangiare prima di uscire così da evitare il salasso!). Essendo poi il Granducato uno stato piccolissimo, è molto facile e poco dispendioso visitare Francia, Belgio e Germania anche solo per un giorno. Altrimenti, senza dover espatriare, in Lussemburgo sono presenti circa un centinaio di castelli medievali e la vita socio-culturale è vivacissima e il più delle volte gratuita per gli studenti.

Articolo tratto e adattato da www.migra-tori.it

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